La seduzione comincia a tavola

Gnocchi alla romana, un grande classico dimenticato

Gnocchi alla romana, un grande classico dimenticato

 

“Carpe diem, cogliete l’attimo ragazzi, rendete straordinaria la vostra vita!” “Carpe diem, seize the day, boys. Make your live extraordinary” (John Keating, (Robin Williams) nel film “L’attimo fuggente”.Frase scelta da 1500 addetti ai lavori dell’American Film Institute fra le 100 migliori citazioni cinematografiche di tutti i tempi di produzione USA)

Bellissimo film, erano anni che non lo vedevo, e d’improvviso mi è venuta voglia di rivederlo. Ho cercato il dvd e con molta più commozione della prima volta me lo sono gustato fino in fondo, con qualche lacrima buttata qui e la. Sarà che avanzando con l’età le tubature reggono meno, o forse si diventa più sensibili e melanconici.

E’ un periodo che mi vengono in mente cose da tempo non più viste, non più fatte, o non più mangiate, sarà una sorta di ciclo e riciclo? Non lo so, ma come è successo per il film, a un certo punto mi è venuta voglia degli gnocchi alla romana. Senza esagerare, saranno stati almeno almeno 15 anni che non li mangiavo, fra l’altro non li ho nemmeno più visti in giro, prima li vedevo già pronti nelle rosticcerie o addirittura al supermercato, e ripensandoci mi sono resa conto che non li avevo davvero più visti da nessuna parte da ormai molti anni, quindi mi sono detta: Perché non rispolverarli? Detto fatto!!!

E una volta tanto mi cimento in un classicissimo e vecchio piatto semplicissimo da fare ma, come tutti i piatti semplici, buono! Considerato poi che erano veramente tanti anni che non lo mangiavo, è stata una piacevole riscoperta.

INGREDIENTI:
• 250 g. di semolino
• 100 g. di parmigiano grattugiato + il necessario per condire
• 2 tuorli d’uovo
• 100 g. di burro + il necessario per condire
• 1 L. di latte
• noce moscata  q.b.
• sale e pepe
PROCEDIMENTO:
     Latte, burro, sale e pepe, noce moscata, tutto sul fuoco a fiamma media perché dobbiamo stare attenti che come al solito il latte non esca. La ricetta non è sorprendente, è la classica, standard, e collaudatissima ricetta base, direi che qui è inutile fare variazioni. Forse l’unica variazione è nell’uso esagerato della noce moscata che io faccio, perché è una spezia che amo pazzamente e quindi abbondo sempre un po’ troppo ma ovviamente dipende dai gusti personali.
     Appena vediamo che prende bollore, armiamoci subito di un cucchiaio di legno e mescolando in maniera sostenuta versiamo il semolino piano piano, con calma, e piccole quantità alla volta, perché il lato peggiore di questi impasti farinosi, come anche la polenta, è la loro tendenza a fare i grumi, che diciamocela tutta, sono antipatici e noiosi!
     Facciamo questo lavorino di pazienza sempre mescolando, si può usare anche la frusta per chi ha poca manualità, e a fiamma bassissima. Quando abbiamo bene amalgamato il tutto possiamo alzarla un poco. Sempre mescolando aspettiamo che il semolino assorba il latte e si gonfi, fino a risultare simile a una polentina densa.

Non c’è bisogno che diventi duro come il marmo, perché quando la temperatura si abbassa diventa molto più compatto. A questo punto aggiungiamo un tuorlo alla volta, mescolando bene per farlo incorporare all’impasto prima che il calore lo cuocia, e aggiungiamo il formaggio grattugiato.

A questo punto dobbiamo stenderlo su un vassoio, e dobbiamo farlo finché è bello bollente, altrimenti non riusciremmo più a stenderlo. Armatevi di pazienza e di una pomata per le ustioni e versatelo in un vassoio, dovete stenderlo a un’altezza di un paio di cm. circa.

     Farete fatica a livellarlo col dorso di un cucchiaio o con la spatola, io ho risolto il tutto facendolo col palmo della mano, che ogni tanto però bagnavo con acqua gelida per due motivi: per alleviare il calore e perché col bagnato si stende meglio! (notare i segni delle ditate!!!) Non ci è voluto nemmeno molto tempo, giusto qualche minuto, ho poi messo il vassoio a raffreddare vicino allo spiraglio di una finestra, e mentre aspettavo (bastano 20 o 30 minuti) sono andata a godermi un meritato riposo.
     Sullo spessore poi è tutta da vedere, perché se lo fate molto sottile sarà croccante, se lo fate un po’ più spesso sarà croccante fuori e morbido dentro, e direi che è il compromesso migliore. Io non mi sono regolata bene con le dosi e la misura del vassoio quindi mi è venuto abbastanza sottile, ma devo confessare che nessuno si è lamentato!!!
     Una volta raffreddato, non serve che sia gelido ma basta che sia anche solo tiepido, ho provveduto a tagliarlo. Io l’ho tagliato a quadri invece che con la classica forma tonda per un solo motivo: odio buttare il cibo!!! Sì che avrei potuto in qualche modo riciclare gli avanzi, ma perché riciclarli quando potevo mangiare tutto questo ben di Dio? Così, anche se non canonico, l’ho tagliato con un coltello a riquadri, non ho avuto nessun problema di scarti e come avevo facilmente preventivato niente è rimasto!!! Perché non ero l’unica che aveva voglia di ri-mangiare gli gnocchi alla romana!!!
     Una volta tagliato, ho imburrato una pirofila e ho lasciato qui e là dei fiocchetti di burro
     Poi con pazienza metto i miei quadratini uno per uno in bell’ordine
     E’ importante che sia un solo strato, al limite si possono fare due pirofile. Se aumentiamo gli strati rischiamo che quelli sotto vengano troppo molli. Una spolverata generosa di parmigiano grattugiato, fiocchetti di burro qui e là, se serve (perché sicuramente avremmo assaggiato un pezzettino di questo impasto) un’altra spolverata di pepe e/o sale, e via in forno.
     Non deve cuocere, il semolino è già cotto, deve solo diventare caldo e gratinare, io l’ho fatto andare a forno caldo a 200° per 10 minuti circa e gli ultimi 5 o 10 minuti (dipende molto dalla potenza del vostro grill) l’ho fatto gratinare.
     Perfetto!!! Tirato fuori dal forno e servito subito bello bollente. Morbidoso dentro e croccante fuori, pochi ingredienti e un lavoro veloce, ogni tanto è bello mangiare cibi consolatori come questo.

 

 

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