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Cena a tema: la cucina di confine, da Trieste e Gorizia passando per l’Istria e la Dalmazia

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Cena a tema: la cucina di confine, da Trieste e Gorizia passando per l’Istria e la Dalmazia

Cucina:

Lorenzo Anello (Robert de Niro): "Non c'è cosa peggiore nella vita del talento sprecato..." dal film Bronx, 1993

  • Facile

Istruzioni

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Com’è venuta fuori questa cena a tema su Istria e dintorni? Complice due cose: la prima è aver visto una puntata di Alessandro Borghese, 4 ristoranti, fatta a Trieste proprio sulla cucina di confine e che mi aveva fatto scattare una voglia incredibile di assaggiare questi piatti, e l’altra il fatto che mio padre sia di Pola, in Istria. Si parla dell’Istria degli anni ’40, quando era ancora italiana. Mia nonna faceva Domich di cognome ed era un donnone alto, bionda e con gli occhi azzurro acqua, veramente bellissima! E con un caratterino da starci lontani! 🙂 Ovviamente non ho preso i caratteri somatici dalla parte della nonna paterna! Non sono alta bionda e con gli occhi azzurri e mi devo contentare di aver preso i caratteri dalla parte di nonno (di La Spezia), cioè scura!

Dopo un mese circa di giri per tutto internet per informarmi su tutto quello che riguarda la cultura istriana e triestina, è stato interessantissimo scoprire tante cose che non sapevo assolutamente. E mi si è aperto un mondo!

In genere prima di mettere sul blog qualcosa che non conosco, passo parecchio tempo a informarmi per bene cercando di spaziare non solo sulla cucina, ma anche sulla cultura, sulle tradizioni e via dicendo. Complice la mia ormai inveterata insonnia, e aiutata dal traduttore Google, ho girato soprattutto per siti croati, perché mi piace andare direttamente alla fonte. Ed è stato un vero arricchimento! E’ inutile che dica che ho passato gli ultimi 25 anni a studiare la cucina a fondo, a informarmi, a sperimentare, a rivolgermi a professionisti. C’è e ci sarà sempre qualcosa che non si conosce! E io adoro essere nella posizione di colei che sa di non sapere, perché vuol dire che ho ancora margine per imparare!

Ovviamente non ho potuto fare tutto quello che avrei voluto fare, ci sono un sacco di ricette che meriterebbero di essere assaggiate, senza parlare dei vini della zona friulana che sono fra i migliori che abbiamo in Italia. Per assaggiare tutto ci vorrebbe minimo un mese, ma io avendo concentrato tutto in una cena ho dovuto per forza scegliere: ho scelto quello che mi incuriosiva, che non ho mai assaggiato, e che fosse particolare nella preparazione. Un duro lavoro, ma qualcuno doveva farlo!

ANTIPASTO:

Il liptauer col suo tagliere tradizionale

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Girando per vari siti fra Trieste e l’Istria, mi si ripresentava continuamente davanti questo antipasto: stiamo parlando del prosciutto triestino, asciugato col vento di Bora che non ha niente da invidiare ai più blasonati e noti prosciutti. Io continuo a dire che l’Italia sarebbe un paese meraviglioso per la vastità e la grandezza non solo a livello gastronomico ma di tantissime altre cose, mi spiace solo che siamo noi stessi a non valorizzarli o ad apprezzarli.

Una volta infatti mio padre andò a Trieste e mi portò proprio un piccolo pezzo di prosciutto del posto, ed era veramente una favola. Sembra che a Trieste amino molto servirlo durante il “Rebechin” composto semplicemente dal loro prosciutto tagliato a coltello, fette di formaggio, meglio se al tartufo (il tartufo istriano è considerato di altissima qualità) e olive, verdi e nere. Così, semplicemente! (Cos’è il Rebechin? Lo spiegherò nel post…)

Ovviamente io mi sono dovuta arrangiare col prosciutto nostrano, magari trovassi in vendita dalle mie parti quello triestino! Ma il protagonista non è il tagliere di antipasto misto, ma il “liptauer”! Io quando vedo una parola strana mi informo subito! Ma cos’è? Semplicemente una crema di formaggio ma… molto particolare! E credetemi, non ho mai visto finire con la velocità della luce un antipasto!

Forse la sua forza è nella semplicità, ma di sicuro il liptauer è stata una scoperta incredibile, perché non ho mai mangiato niente di più buono e di più particolare! Finita nel giro di pochissimi minuti, sono riuscita giusto ad assaggiarne un poco e poi non l’ho più vista! Si fa velocemente, è saporito, e servito su fette di pane tiepido ha un suo perché! L’ideale sarebbe accompagnarlo col classico pane nero mitteleuropeo.

PRIMO PIATTO:

I fusi di Pola, Istria, conditi con gulasch: Goveđi gulaš s istarski fuži

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Si dice che chi ricerca su Google si fermi sempre alla prima pagina e non vada oltre, perché è lì che ci sono i risultati più rilevanti. Io invece amo arrivare alla quarta o quinta, perché preferisco i sentieri meno battuti ma che possono riservare sorprese. In effetti, dopo aver usato il traduttore di Google per tradurre “ricetta fusi Pola” che veniva all’incirca “recept Pula fuži” (chiedo venia se scrivo errori ma non mastico sicuramente il croato, mi devo fidare del traduttore Google!) sono capitata, intorno alla terza o quarta pagina, su un sito proprio di Pola, in Istria, pula online o qualcosa di simile, che spiegava che da loro fanno i fusi conditi con un gulasch molto semplice.

Sembra un ragù alla napoletana ma molto speziato. Cosa sono i fusi? Pasta che ricorda come forma le penne ma fatta rigorosamente a mano, e gettonatissima fra Trieste e l’Istria! Ma non è la solita pasta all’uovo, perché ha qualcosa di particolare nell’impasto, e accidenti se è buona! Ricetta vista e presa all’istante, ed ecco i miei fusi di Pola. Conditi col sugo del gulasch, la carne mi è poi servita come secondo.

SECONDO PIATTO:

Il gulasch dell’Istria: gulaš istarski

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Ed ecco il mio secondo piatto. Parte della carne, qualche cucchiaiata, l’ho messa insieme ai fusi, il resto l’ho servito come secondo. La prima caratteristica è l’ampio utilizzi di paprika, e la seconda particolarità è che in quasi tutte le preparazioni c’è vino o grappa o rum, o comunque alcool. Non in quantità tali da accorgersene in bocca, ma ha sicuramente donato un gusto caratteristico.

ALTRO SECONDO PIATTO:

Gli scampi alla busara

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In genere non amo mescolare carne e pesce, anche per il discorso dell’abbinamento vino, ma non potevo esimermi dal fare un piatto tipico e unico della zona.  Così come “un di più” ho fatto giusto un assaggio di questi scampi alla busara.

E ancora una volta mi ero fatta un’idea visiva che non corrispondeva affatto con l’assaggio. Ma quanto sono buoni questi scampi? E non sono dei semplici scampi al pomodoro, no no no no!

DOLCE:

Le fritole triestine/istriane

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A questo punto del pranzo qualcuno potrà pensare che pochi o nessuno abbiano mangiato il dolce… e allora qualcuno mi spieghi come mai sono riuscita, con sprezzo del pericolo e difendendomi con le unghie e con i denti, a salvarne solo 4 per riuscire a fare la foto! E posso dirvi che sono una cosa celestiale!

Con cosa le ho servite? Bhe mi sembravano miserine lì da sole, e così le ho servite con delle ciotoline individuali di crema pasticcera tiepida, in modo da prendere una fritola, inzupparla nella crema, mangiarla e… basta così, solo al pensiero mi viene un acquolina incredibile!

Dolce tipico del carnevale di Venezia, ma sembra che le fritole fra Trieste e l’Istria siano leggermente diverse, soprattutto per la presenza di aceto. Non lo so, la mia paura è che me le mangerei tutte e due. Piccolo tips and tricks: piatto da tenere rigorosamente nascosto al dietologo!

ACCOMPAGNAMENTO:

La salsa al cren

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Potevo esimermi dal fare la classica e mitteleuropea salsa al cren? Ovviamente no! L’ho fatta e messa in tavola, ed è stato un piacevole accompagnamento per tutta la cena. Ricetta già presente nel blog, ovviamente si parte da una radice di cren, non da roba preconfezionata comprata già fatta, e assicuro che è tutto un altro pianeta! Non l’avevo fatta eccessivamente piccante perché avevo ospiti e non conoscevo quanto piccante mangiassero, così mi sono tenuta bassa. Con la salsa al cren possiamo decidere noi il grado di piccantezza, lo sapevate? C’è un metodo…

CONCLUSIONI FINALI:

Cena particolare, gusti nuovi, sapori strani. E’ stato divertentissima farla, ed è stato soddisfacente mangiarla. Ho potuto iniziare il giorno prima, soprattutto per il gulasch, perché sembra che in Istria lo facciano appositamente in anticipo, perché col riposo prende più sapore. In quelle zone si usano molto i tartufi istriani, considerati di pregio, e gli asparagi selvatici, o bruscandoli, che non sono altro che i germogli del luppolo. Non ho potuto usare i tartufi o i bruscandoli, perché ovviamente sono stata limitata dal territorio.

Il tartufo non è ancora stagione, e sembra che quest’anno abbia prezzi proibitivi, e di bruscandoli ovviamente non li ho mai visti e presumo che non li vedrò mai dalle mie parti. Mi toccherà fare un viaggio nelle terre di confine. Non ricorda un poco il Signore degli Anelli, gli Hobbit e la Terra di Mezzo? Le Terre di Confine… E questo viaggio virtuale, oltre che affascinarmi e farmi venire la voglia di salire in macchina e partire per Trieste e Gorizia, mi ha fatto rendere conto che della nostra bella Italia conosciamo davvero molto poco.

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